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Autismo

Autismo ed eterogeneità: perché ogni bambino autistico è diverso

L'autismo è una condizione profondamente eterogenea: due bambini possono ricevere la stessa diagnosi e presentare profili completamente diversi.

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Uno degli errori più comuni quando si parla di autismo è immaginarlo come una condizione sempre uguale a sé stessa. Come se esistesse un unico modo di essere autistici, con caratteristiche sempre riconoscibili, lineari e prevedibili.

In realtà, l’autismo è una condizione profondamente eterogenea. Questo significa che due bambini possono ricevere la stessa diagnosi, ma avere profili molto diversi tra loro: nel linguaggio, nelle abilità cognitive, nella sensibilità sensoriale, nel modo di comunicare, nel comportamento, nella relazione con gli altri e nella risposta agli interventi.

Per questo oggi si parla di spettro autistico: non per indicare una semplice scala da “lieve” a “grave”, ma per descrivere una grande varietà di funzionamenti possibili.

Cosa significa davvero “spettro autistico”

Lo spettro autistico non è una linea unica. È più simile a un insieme di dimensioni diverse. Un bambino può avere buone competenze linguistiche, ma una forte difficoltà nella gestione dei cambiamenti. Un altro può parlare poco, ma avere una buona comprensione delle routine. Un altro ancora può sembrare molto presente e collaborativo, ma andare in crisi davanti a rumori, luci o richieste improvvise.

La diagnosi di autismo, secondo i criteri clinici attuali, riguarda principalmente due grandi aree: le difficoltà nella comunicazione e interazione sociale, e la presenza di comportamenti, interessi o modalità ripetitive e ristrette, che possono includere anche aspetti sensoriali. Tuttavia, il modo in cui queste caratteristiche si manifestano può cambiare moltissimo da persona a persona.

Due bambini con la stessa diagnosi possono apparire molto diversi

Un bambino autistico può evitare il contatto oculare, rispondere poco quando viene chiamato, preferire attività ripetitive e sembrare immerso nel proprio mondo.

Un altro, invece, può guardare negli occhi, parlare, rispondere alle domande, eseguire richieste e apparire “più presente”. Ma questo non significa necessariamente che non faccia fatica. Potrebbe avere difficoltà meno evidenti: ad esempio nel comprendere le sfumature sociali, nel tollerare l’imprevisto, nel regolare le emozioni o nel gestire il sovraccarico sensoriale.

Questa è una delle ragioni per cui l’autismo può essere frainteso. Se ci aspettiamo un solo “modello” di bambino autistico, rischiamo di non riconoscere tutti quei bambini che non corrispondono allo stereotipo più conosciuto.

La ricerca descrive infatti l’autismo come una condizione caratterizzata da una forte eterogeneità clinica, con differenze importanti nella presentazione, nello sviluppo, nelle abilità cognitive, nel linguaggio e nella presenza di eventuali condizioni associate.

Linguaggio, intelligenza e sviluppo non sono uguali per tutti

Uno degli aspetti più variabili riguarda il linguaggio.

Alcuni bambini autistici sviluppano il linguaggio verbale in modo fluente. Altri possono avere un linguaggio più limitato, usare poche parole, comunicare attraverso gesti, immagini o modalità alternative. Altri ancora possono parlare molto, ma avere difficoltà nella reciprocità della conversazione: ad esempio rispettare i turni, cogliere il punto di vista dell’altro o adattare il linguaggio al contesto.

Anche il livello cognitivo può essere molto diverso. Alcuni bambini autistici presentano disabilità intellettiva, altri hanno un funzionamento cognitivo nella norma, altri ancora possono mostrare abilità molto sviluppate in alcune aree specifiche.

La sensibilità sensoriale cambia molto da bambino a bambino

Un’altra area molto variabile è quella sensoriale.

Alcuni bambini possono essere estremamente sensibili ai rumori, alle luci, agli odori, ai tessuti o al contatto fisico. Per loro, un ambiente rumoroso o caotico può diventare realmente insopportabile. Altri possono invece cercare stimoli: muoversi molto, dondolarsi, guardare luci, toccare superfici, produrre suoni ripetitivi.

Questi comportamenti non vanno interpretati automaticamente come “capricci” o “opposizione”. Spesso sono modi attraverso cui il bambino cerca di regolare il proprio corpo e il proprio stato emotivo.

Le caratteristiche sensoriali sono oggi considerate parte rilevante del quadro autistico, ma anche in questo caso non esiste una manifestazione unica. Alcuni bambini presentano ipersensibilità, altri iposensibilità, altri una combinazione delle due.

Anche il genere può influenzare il modo in cui l’autismo si manifesta

Negli ultimi anni la ricerca ha posto sempre più attenzione alle differenze di genere nell’autismo.

In particolare, alcune bambine e ragazze autistiche possono mostrare caratteristiche meno evidenti o più facilmente mascherate. Possono sembrare socialmente più adattate, imitare i comportamenti degli altri, sforzarsi di “funzionare” come ci si aspetta e nascondere parte delle proprie difficoltà.

Questo fenomeno viene spesso chiamato camuffamento o masking. Non significa che la fatica non ci sia. Significa, piuttosto, che può essere meno visibile dall’esterno.

Alcuni studi suggeriscono che il camuffamento possa contribuire a rendere più difficile il riconoscimento dell’autismo, soprattutto nelle bambine e nelle ragazze, anche se il tema è ancora oggetto di approfondimento scientifico.

Perché è importante capire l’eterogeneità

Capire che l’autismo è eterogeneo non è solo una questione teorica. Ha conseguenze molto concrete.

Significa che non possiamo usare lo stesso approccio con tutti i bambini. Non possiamo dire: “Con i bambini autistici si fa così”, come se esistesse una formula valida per tutti.

Ogni bambino ha bisogno di una valutazione attenta del proprio profilo: punti di forza, fragilità, modalità comunicative, sensibilità, interessi, autonomie, ambiente familiare e scolastico.

Un intervento utile non dovrebbe partire dall’idea di “normalizzare” il bambino, ma dal comprendere come funziona. Solo così è possibile costruire un supporto davvero adatto.

Il rischio degli stereotipi

Gli stereotipi sull’autismo possono essere molto dannosi.

Pensare che tutti i bambini autistici non cerchino la relazione, non provino emozioni, non vogliano comunicare o siano sempre chiusi nel proprio mondo significa ridurre una realtà molto più complessa.

Molti bambini autistici desiderano la relazione, ma possono viverla in modo diverso. Possono comunicare in modo meno convenzionale, avere tempi differenti, faticare con alcune regole sociali implicite, oppure avere bisogno di maggiore prevedibilità e sicurezza.

Il problema, quindi, non è sempre che il bambino “non comunica”. A volte siamo noi adulti a non saper leggere il suo modo di comunicare.

Conclusione

Dire che ogni bambino autistico è diverso non significa rendere la diagnosi meno importante. Al contrario, significa prenderla sul serio.

Una diagnosi non dovrebbe mai diventare un’etichetta rigida. Dovrebbe essere uno strumento per comprendere meglio il bambino, riconoscere i suoi bisogni e costruire un ambiente più adatto al suo modo di funzionare.

L’autismo non ha un’unica forma. Può manifestarsi in modi molto diversi, e proprio per questo richiede uno sguardo attento, flessibile e rispettoso.

Prima di chiederci come “correggere” un comportamento, dovremmo chiederci cosa quel comportamento sta comunicando. E prima di pensare che un bambino autistico debba adattarsi sempre al nostro modo di vedere il mondo, dovremmo iniziare a fare anche noi uno sforzo per comprendere il suo.

Bibliografia

Fonti consultate: DSM-5; CDC; Masi et al., 2017; Lai et al., 2014; Lord et al., 2018; Hull et al., 2020; Lombardo et al., 2019

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